sabato 29 dicembre 2012


L’alto cancelliere della città di Rejkvall, in persona, nonché membro del Primo Consiglio dei popoli uniti, Jaffaisar, si recò dal re dei nani dell’ovest, per chiedere una svolta decisiva e definitiva, sulla questione degli orchi.

Aveva portato con se, tutto il suo materiale raccolto, a riprova della pericolosità di questa comunità in generale, ed ancor di più in particolare, di quella risiedente ad ovest, sotto la protezione di un “vecchio” patto coi nani, come lui lo bollava, unanimemente, o quasi, al parere popolare umano.

Il re dei nani dell’ovest… Orrerreip, non era però, un re “qualunque”, si trattava del più grande ed onorato re della storia dei nani, il più leggendario guerriero dai tempi degli ultimi draghi, di cui egli non parlava affatto, lasciando tutto al mito ed al racconto, alle epopee ed alle storie epiche narrate a riguardo.

Ma era anche lo stesso re, dei tempi della grande guerra per la riunificazione dei popoli, che aveva riunito tutti i nani del mondo, primo nella storia a riuscire in tale evento, e primo nella storia ad aver ottenuto la fedeltà e l’alleanza degli orchi, nella stessa guerra.

Proprio in nome di quell’alleanza mai rinnegata, adesso si trovava con al suo cospetto, l’umano, un politico più che altro, abile, colto, e certamente non malvagio agli occhi e nel giudizio di Orrerreip.

Ma pretenzioso, troppo, in quella circostanza, perché ignaro dei tanti risvolti positivi che la pace e la collaborazione con gli orchi, nell’ovest, aveva portato al popolo dei nani.

Il grande re, che la stessa storia degli uomini, omaggiava come uno dei più grandi eroi, al pari di Sal Eriado, e Rod Jeitarran, e che assieme al mago Goetan Torriens, ed al rinnegato  elfo stregone Haihmajel, rappresentavano i cinque della leggendaria battaglia finale con l’ultimo drago.
Di questi eroi, solo l’elfo era dato per morto, mentre i tre umani, nonostante il tanto tempo trascorso, restavano ancora in vita, alimentando in pieno la leggenda delle lacrime del drago, o dell’energia stessa dell’anima del drago, la fonte dalla quale, inesauribilmente tutto il mondo attingeva, soprattutto quello umano, in effetti.

Orrerreip, glielo disse apertamente, poco si confacevano i manierismi per lui, ed in generale per i nani, essendo esso, un popolo diretto, “semplice” nell’intendere e nel dire quel che pensava:”Non sai di cosa parli, alto cancelliere Jaffaisar, nonostante tutte le tue parole, dette e scritte”.
Il cancelliere se ne risentì, molto ed evidentemente, ma dinanzi ad un guerriero nano, specie quel guerriero, fece ben presto a ricomporsi in un’espressione consona alla circostanza.
Tentò ancora la via della persuasione, con effettive colpe imputabili al popolo orco, ma… non potevano sortire l’effetto richiesto, o sperato, a quel punto.

Orrerreip, disse al cancelliere, comunque, che avrebbe chiesto alla comunità degli orchi, di questo presunto rivoluzionario e combattente nuovo capo, il mezzorco, Ghgar.




Erano passati mesi dalla sua prima apparizione, agli occhi degli stessi orchi dell’ovest, ma ormai tutti nella comunità lo riconoscevano come vero capo, lo stesso Kogha, capo tribù che per primo ebbe a che fare con lui, gli aveva subito riconosciuto ogni dote.

Ghgar li aveva organizzati, li aveva allenati ad un combattimento individuale più efficace, ad una guerriglia corale più compatta, e ad apprendere alcune tecniche di schieramento di battaglia, per non disperdersi facilmente contro i plotoni delle milizie umane.

Aveva fatto questo e molto di più, li aveva iniziati alla conoscenza delle cure mediche, attraverso l’utilizzo di erbe ed altri elementi naturali combinati, dove prima in ogni tribù al massimo si conosceva qualche proprietà curativa di bacche, erbe o frutti, utilizzati direttamente, senza “artifici” di mescolatura o cottura.

Insegnava loro a saper osservare, nella loro bravura, i nani artigiani mentre forgiavano armi, ed anche utensili di vario genere.

Li stava evolvendo, stava dimostrando a quel popolo che sapeva essere molto di più di quanto gli fosse finora attribuito e riconosciuto, perfino dai nani.

Orrerreip stesso, venne a conoscenza ben presto di questa nuova situazione, in ben poco tempo, gli orchi non nascondevano ai nani il loro operato, Ghgar non voleva affatto che avvenisse questo, voleva proprio l’esatto contrario, voleva che il re sapesse di lui, e del suo popolo.

Ed il re fu il meno stupito di tutti i nani, nello “scoprirlo”, egli rammentava che qualcun altro aveva già dimostrato l’abilità e la potenzialità di una comunità orchesca.
Non si trattava di un orco, o mezzorco, termine quest’ultimo persino insensato fino ad allora, ma di un uomo.

Uno studioso, di quelli che affascinavano il re dei nani, per quanta devozione, e intraprendenza mettevano nel teorizzare qualcosa che poi riuscivano genialmente a dimostrare.
Una specie di chiaroveggenti, che però affermavano decisamente di essere agli antipodi della magia, e che la stessa sarebbe stata “spiegata” in maniera comprensibile e logica a tutti, e non solo a maghi e stregoni.

Orrerreip aveva visto all’opera i più grandi “possessori” del verbo della magia,

il suo amico Goetan, il mago umano, capo dell’ordine religioso della magia dei profeti, come si chiamavano oggi i maghi di allora, aveva in effetti mille libri, sui quali formulava molto similmente agli “scienziati”, infinite teorie, studi e pratiche.

Ma di tutt’altra natura era invece il legame che c’era tra Haihmajel, lo stregone elfico, e la magia, in quel caso, essa sembrava appartenergli per diritto di nascita, o di esistenza.

Ad ogni modo, quello studioso che era divenuto suo amico, ed ancor di più, lo era di suo figlio, Onnassar, aveva convissuto con una tribù di orchi, mostrandone doti e capacità fino ad allora impensabili.
L’umano lo aveva pregato di aiutarlo in quella che sembrava un’impresa impossibile, già all’atto della sola convivenza sua tra gli orchi, eppure, dopo tante vicissitudini destabilizzanti, incomprensioni apparentemente insanabili, grazie anche alla costante presenza del figlio Onnassar, quell’uomo vi era riuscito.

Aveva fatto breccia nel cuore della tribù degli orchi, dapprima grazie al ruolo di medico, e poi… e soprattutto, poi …grazie al ruolo di sposo!

Era stato l’amore per una di quelle creature, che aveva permesso tutto, alla fine, la completa accettazione da parte dello studioso umano, dell’essere orco.

Qualcosa che aveva spazzato via ogni barriera, abbattuto ogni preconcetto, distrutto ogni canone etico ed estetico. Farlocche schematiche umane in effetti, ma non solo, ad essere onesti, pensava Orrerreip, anche nani, elfi ed orchi, vivevano di simili convinzioni e convenzioni sociali.

Forse, pensava sempre il re nano, andava proprio riconosciuta alla razza umana, la capacità, attraverso la sua variegata rappresentanza d’aspetti, di saper evolversi e cambiare in fretta, adattandosi meglio allo scorrere del tempo, inevitabilmente foriero di novità e mutamenti.


Ricordava il nome di quell’essere umano, Anryv, tipico umano del sud, esile, delicato e di carnagione abbastanza scura, rispetto alla media. Ricordava anche il nome dell’orchessa che gli prese il cuore, come fosse un miracolo, Gana.
Ricordava, purtroppo anche il loro destino… tragico, come quello di tutta la comunità, come quello del suo stesso figlio.

Si incupì, per l’ennesima volta, al ricordo del figlio perduto… ma fu proprio da lui che ebbe “la notizia”.
Da allora rimasta una speranza vana… da allora… fino ad oggi.

Orrerreip, ora, non aveva più dubbi, e mentre scendeva dal carro dei suoi cavalli, per andare ad incontrare il nuovo capo degli orchi, Ghgar, ne ebbe la comferma.

Anryv Rad, l’umano e Gana, l’orchessa, avevano concepito un figlio… che la tragedia della distruzione della loro tribù, aveva sepolto ancor prima che se ne sapesse l’effettiva nascita.

Sorridendo, Orrerreip, il grande re dei nani, stava andando ad abbracciare quel figlio, Ghgar!

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