Il forum Fumetti e Dintorni Italian Job, ha organizzato il Campionato
modellistico 2013 che comprenderà 12 concorsi modellistici a cadenza
mensile, i temi verranno scelti dagli utenti del forum tra tutto il
fimetto mondiale, scelti d'ufficio i temi dei primi due concorsi per
quello di gennaio Marvel per febbraio D.C.
questo è il link del forum: Fumetti e Dintorni Italian Job questo il link del Regolamento del campionato: Regolamento , per partecipare bisogna essere iscritti al forum.
Tra i partecipanti il meglio dei customizzatori al mondo: fabry67,
spidey63, paxam, schifoso, pol37, personne, fuzz, fotomago e tanti altri
ancora.
Roberto Di Nardo scrive...
martedì 8 gennaio 2013
sabato 29 dicembre 2012
L’alto cancelliere della città di Rejkvall, in persona,
nonché membro del Primo Consiglio dei popoli uniti, Jaffaisar, si recò dal re
dei nani dell’ovest, per chiedere una svolta decisiva e definitiva, sulla
questione degli orchi.
Aveva portato con se, tutto il suo materiale raccolto, a
riprova della pericolosità di questa comunità in generale, ed ancor di più in
particolare, di quella risiedente ad ovest, sotto la protezione di un “vecchio”
patto coi nani, come lui lo bollava, unanimemente, o quasi, al parere popolare
umano.
Il re dei nani dell’ovest… Orrerreip, non era però, un re
“qualunque”, si trattava del più grande ed onorato re della storia dei nani, il
più leggendario guerriero dai tempi degli ultimi draghi, di cui egli non parlava
affatto, lasciando tutto al mito ed al racconto, alle epopee ed alle storie
epiche narrate a riguardo.
Ma era anche lo stesso re, dei tempi della grande guerra per
la riunificazione dei popoli, che aveva riunito tutti i nani del mondo, primo
nella storia a riuscire in tale evento, e primo nella storia ad aver ottenuto
la fedeltà e l’alleanza degli orchi, nella stessa guerra.
Proprio in nome di quell’alleanza mai rinnegata, adesso si
trovava con al suo cospetto, l’umano, un politico più che altro, abile, colto,
e certamente non malvagio agli occhi e nel giudizio di Orrerreip.
Ma pretenzioso, troppo, in quella circostanza, perché ignaro
dei tanti risvolti positivi che la pace e la collaborazione con gli orchi,
nell’ovest, aveva portato al popolo dei nani.
Il grande re, che la stessa storia degli uomini, omaggiava
come uno dei più grandi eroi, al pari di Sal Eriado, e Rod Jeitarran, e che
assieme al mago Goetan Torriens, ed al rinnegato elfo stregone Haihmajel, rappresentavano i
cinque della leggendaria battaglia finale con l’ultimo drago.
Di questi eroi, solo l’elfo era dato per morto, mentre i tre
umani, nonostante il tanto tempo trascorso, restavano ancora in vita,
alimentando in pieno la leggenda delle lacrime del drago, o dell’energia stessa
dell’anima del drago, la fonte dalla quale, inesauribilmente tutto il mondo
attingeva, soprattutto quello umano, in effetti.
Orrerreip, glielo disse apertamente, poco si confacevano i
manierismi per lui, ed in generale per i nani, essendo esso, un popolo diretto,
“semplice” nell’intendere e nel dire quel che pensava:”Non sai di cosa parli,
alto cancelliere Jaffaisar, nonostante tutte le tue parole, dette e scritte”.
Il cancelliere se ne risentì, molto ed evidentemente, ma
dinanzi ad un guerriero nano, specie quel guerriero, fece ben presto a
ricomporsi in un’espressione consona alla circostanza.
Tentò ancora la via della persuasione, con effettive colpe
imputabili al popolo orco, ma… non potevano sortire l’effetto richiesto, o
sperato, a quel punto.
Orrerreip, disse al cancelliere, comunque, che avrebbe
chiesto alla comunità degli orchi, di questo presunto rivoluzionario e
combattente nuovo capo, il mezzorco, Ghgar.
Erano passati mesi dalla sua prima apparizione, agli occhi
degli stessi orchi dell’ovest, ma ormai tutti nella comunità lo riconoscevano
come vero capo, lo stesso Kogha, capo tribù che per primo ebbe a che fare con
lui, gli aveva subito riconosciuto ogni dote.
Ghgar li aveva organizzati, li aveva allenati ad un
combattimento individuale più efficace, ad una guerriglia corale più compatta,
e ad apprendere alcune tecniche di schieramento di battaglia, per non
disperdersi facilmente contro i plotoni delle milizie umane.
Aveva fatto questo e molto di più, li aveva iniziati alla
conoscenza delle cure mediche, attraverso l’utilizzo di erbe ed altri elementi
naturali combinati, dove prima in ogni tribù al massimo si conosceva qualche
proprietà curativa di bacche, erbe o frutti, utilizzati direttamente, senza
“artifici” di mescolatura o cottura.
Insegnava loro a saper osservare, nella loro bravura, i nani
artigiani mentre forgiavano armi, ed anche utensili di vario genere.
Li stava evolvendo, stava dimostrando a quel popolo che
sapeva essere molto di più di quanto gli fosse finora attribuito e
riconosciuto, perfino dai nani.
Orrerreip stesso, venne a conoscenza ben presto di questa
nuova situazione, in ben poco tempo, gli orchi non nascondevano ai nani il loro
operato, Ghgar non voleva affatto che avvenisse questo, voleva proprio l’esatto
contrario, voleva che il re sapesse di lui, e del suo popolo.
Ed il re fu il meno stupito di tutti i nani, nello
“scoprirlo”, egli rammentava che qualcun altro aveva già dimostrato l’abilità e
la potenzialità di una comunità orchesca.
Non si trattava di un orco, o mezzorco, termine quest’ultimo
persino insensato fino ad allora, ma di un uomo.
Uno studioso, di quelli che affascinavano il re dei nani,
per quanta devozione, e intraprendenza mettevano nel teorizzare qualcosa che
poi riuscivano genialmente a dimostrare.
Una specie di chiaroveggenti, che però affermavano
decisamente di essere agli antipodi della magia, e che la stessa sarebbe stata
“spiegata” in maniera comprensibile e logica a tutti, e non solo a maghi e
stregoni.
Orrerreip aveva visto all’opera i più grandi “possessori”
del verbo della magia,
il suo amico Goetan, il mago umano, capo dell’ordine religioso
della magia dei profeti, come si chiamavano oggi i maghi di allora, aveva in
effetti mille libri, sui quali formulava molto similmente agli “scienziati”,
infinite teorie, studi e pratiche.
Ma di tutt’altra natura era invece il legame che c’era tra Haihmajel,
lo stregone elfico, e la magia, in quel caso, essa sembrava appartenergli per
diritto di nascita, o di esistenza.
Ad ogni modo, quello studioso che era divenuto suo amico, ed
ancor di più, lo era di suo figlio, Onnassar, aveva convissuto con una tribù di
orchi, mostrandone doti e capacità fino ad allora impensabili.
L’umano lo aveva pregato di aiutarlo in quella che sembrava
un’impresa impossibile, già all’atto della sola convivenza sua tra gli orchi,
eppure, dopo tante vicissitudini destabilizzanti, incomprensioni apparentemente
insanabili, grazie anche alla costante presenza del figlio Onnassar, quell’uomo
vi era riuscito.
Aveva fatto breccia nel cuore della tribù degli orchi,
dapprima grazie al ruolo di medico, e poi… e soprattutto, poi …grazie al ruolo
di sposo!
Era stato l’amore per una di quelle creature, che aveva
permesso tutto, alla fine, la completa accettazione da parte dello studioso
umano, dell’essere orco.
Qualcosa che aveva spazzato via ogni barriera, abbattuto
ogni preconcetto, distrutto ogni canone etico ed estetico. Farlocche
schematiche umane in effetti, ma non solo, ad essere onesti, pensava Orrerreip,
anche nani, elfi ed orchi, vivevano di simili convinzioni e convenzioni
sociali.
Forse, pensava sempre il re nano, andava proprio
riconosciuta alla razza umana, la capacità, attraverso la sua variegata
rappresentanza d’aspetti, di saper evolversi e cambiare in fretta, adattandosi
meglio allo scorrere del tempo, inevitabilmente foriero di novità e mutamenti.
Ricordava il nome di quell’essere umano, Anryv, tipico umano
del sud, esile, delicato e di carnagione abbastanza scura, rispetto alla media.
Ricordava anche il nome dell’orchessa che gli prese il cuore, come fosse un
miracolo, Gana.
Ricordava, purtroppo anche il loro destino… tragico, come
quello di tutta la comunità, come quello del suo stesso figlio.
Si incupì, per l’ennesima volta, al ricordo del figlio perduto…
ma fu proprio da lui che ebbe “la notizia”.
Da allora rimasta una speranza vana… da allora… fino ad
oggi.
Orrerreip, ora, non aveva più dubbi, e mentre scendeva dal
carro dei suoi cavalli, per andare ad incontrare il nuovo capo degli orchi, Ghgar,
ne ebbe la comferma.
Anryv Rad, l’umano e Gana, l’orchessa, avevano concepito un
figlio… che la tragedia della distruzione della loro tribù, aveva sepolto ancor
prima che se ne sapesse l’effettiva nascita.
Sorridendo, Orrerreip, il grande re dei nani, stava andando
ad abbracciare quel figlio, Ghgar!
domenica 23 dicembre 2012
La saga di Ghagr Mezzorco.
Questa è la prima apparizione, che si inserirebbe nel "libro" ideato per questa saga fantasy, riguardante il mezzorco in questione, Ghgar.
L’avvento del mezzorco:
Quando in piena battaglia, vicino all’accampamento di Kogha,
un capo tribù degli orchi dell’ovest, i più protetti dall’amicizia con i nani,
a differenza degli altri orchi sparsi per l’intero mondo,
dopo la solita caccia all’orco, accusato di razzia e
violenza in una delle città umane, sparse come funghi in tutta la parte
occidentale, un battaglione di militari
umani, armati ed addestrati, stavano facendo scempio dei pur battaglieri orchi,
in fuga e disorganizzati, ed anche malamente armati,
fece l’ingresso nella mischia un essere molto, troppo simile
ad un orco, per poter essere di qualche altra specie, sia i militari umani che
gli orchi, rimasero ad osservarne le gesta, l’armonia e la capacità combattiva,
mentre si disfaceva dei primi avversari d’occasione.
Lo stava facendo chiaramente di proposito, mostrare
naturalezza di movimento, sicurezza e precisione nei colpi, freddezza
nell’esecuzione e controllo di ogni arma utilizzata.
Lo scontro s’interruppe, per un attimo, in quello stesso
attimo, lo strano orco combattente, gridò qualcosa di incomprensibile per gli
umani, ma chiaramente sortì un effetto immediato e conseguente nel muoversi
degli orchi, che si organizzarono in una specie di schieramento a triangolo
scaleno, fronteggiante l’avversario dalla parte obliqua.
Il capitano dei miliziani umani, reagì d’istinto, seppure
sorpreso di dover dare ordini di schieramento di contro mossa, contro degli
orchi, la milizia umana si schierò semplicemente a rettangolo, con scudi alti
davanti, lancieri e picchieri a sostegno, e subito dopo quelli con le armi
tecnologiche, capaci di sparare colpi d’energia potenti, ed anche letali, tipo
di armi che aveva sostituito da lungo tempo l’utilizzo dei vecchi arcieri, in interi
eserciti.
La fortuna di quel drappello di orchi, era che altre armi da
battaglia, pesanti, gli umani non le avevano con se, non erano mai servite per
disperdere o catturare qualche orco… finora.
Il nuovo capo degli orchi, parlò a voce alta, nella lingua
degli umani, e disse:”il mio nome è Ghgar, il mezzorco, conosco la vostra
lingua, e so parlarla, conosco le vostre armi e so combatterle, ed anche
usarle, conosco le vostre tattiche, e vi renderò ogni cosa abbiate in mente,
così difficile da realizzare, che anche se alla fine avrete ciò che volete,
sarete affranti e pieni di rimorso, per quanto male e perdita subirà la vostra
compagnia militare… sta a voi, adesso, decidere se fidarvi delle mie parole,
oppure dimostrare la vostra valorosità e la purezza del vostro intento, costi
quel che costi”.
Parole politiche, tattiche, una sorta di proposta di
compromesso, mai prima d’ora un orco, o mezzorco che voglia farsi chiamare, è
mai riuscito a tenere a bada la sua natura violenta e selvaggia da poter anche
solo pensare ad una via simile in una battaglia…
Il capitano era perplesso, aveva visto Ghgar in azione, era
senza dubbio, più forte di ognuno di loro, ben armato, competitivo, e dava
disposizioni ed ordini velocemente, gli orchi seppur armati alla meno peggio,
avevano forza e coraggio, spudoratezza e aggressività, molto superiori a quelle
umane… un capo degli orchi, era un
problema da dover risolvere con ben altri mezzi, l’occasione non andava
sprecata, perché sarebbe stato più saggio poterlo riferire, e per potersi organizzare per una battuta
di caccia, decisamente più imponente.
Il capitano disse:”Hai dimostrato grande capacità, mezzorco,
sei una sorpresa in tutti i sensi, e chiaramente sai che comunque perdereste lo
scontro, e metti sul piatto, tutta la vostra potenzialità, e qualcosa che non
possiamo ancora giudicare al meglio… te stesso”, poi aggiunse:”sarebbe
ammirevole per qualunque essere, una condotta del genere, ma per un orco… è
stupefacente… chi sei in realtà, mezzorco?”
Ghgar rispose rapidamente, senza muovere un muscolo:”se non
ti fidi di quello che vedi, questo scontro, potrebbe non essere così scontato
come pensi, ed in realtà io, in questo caso, sono tutti i tuoi dubbi, decidi in
fretta… capitano, perché io l’ho già fatto da quando vi ho visti combattere
contro il mio popolo”.
Il capitano venne preso nel vivo del suo orgoglio,
quest’essere mostruoso, lo stava deridendo? Lo stava minacciando? Così sicuro
di se, da volere in realtà davvero questo scontro?...
Vinse l’anima del guerriero, e dell’onore, nelle seguenti
parole del capitano:”rimpiangerai questo momento, ma solo per quegli attimi che
ti separano ancora dalla morte”.
Con questo aprì le danze della battaglia, i pesanti scudi
restarono a terra, forti della loro durezza e composizione, i picchieri, appena
dietro, poggiarono le loro lunghe lance, ai lati degli scudi a formare una
barriera inavvicinabile per il corpo a corpo, e gli armigeri, ovvero coloro che
utilizzavano armi da fuoco, si erano già messi pronti, per sparare all’ordine
del capitano.
La tattica dell’umano era quella di attendere la mossa degli
orchi, per capire come volesse muoversi, e per stuidare meglio la capacità di
quel capo.
Ghgar si stacco di tre passi dallo schieramento degli orchi,
disse con voce ferma e cupa, qualcosa rivolgendosi agli orchi, che, dal vertice
del triangolo, puntarono dritti, un lato dello schieramento umano, avanzando in
modo che, il centro truppa restasse coperto da due lati, poteva sembrare una
buona tattica, ma con la disparità di armamenti tra le due fazioni, sarebbe
stata comunque una tattica suicida…
Ma se il fulcro e l’attenzione dello scontro, si concentrò
subito su di un solo lato, quasi la metà degli umani restava inoperosa, in
quanto coperta dal proprio stesso schieramento, e seppure il capitano faceva
spostare la prima linea, per cercare di mettersi il più possibile in parallelo
con lo schieramento avversario, le retrovie, non facevano niente, se non
spostarsi, anche faticosamente per mantenere lo stesso assetto…
Un rettangolo che si sposta… mostra un fianco, un lato che
dapprima era ben coperto… la mossa del capitano fu abbastanza logica, ma non fu
previdente, contava ancora sulla potenza di fuoco per vincere, e non sul numero
di ogni scontro, Ghgar… irruppe su di un fianco, senza che nemmeno un soldato
potesse sparare un raggio d’energia contro di lui, col suo corpo a corpo, aprì
subito una spaccatura nello schieramento umano, ed aveva già in mano armi ad
energia, con le quali stava abbattendo scudieri e picchieri fin troppo
rapidamente.
Lo scontro si era ribaltato tatticamente in maniera
repentina, il capitano degli umani aveva pensato a come riorganizzare il suo
battaglione, ma… non potè più parlare, non appena Ghgar lo colpì di netto in pieno volto, con
un raggio d’energia.
Gli orchi utilizzarono tutta la loro capacità di incutere
timore, negli uomini, con la loro mostruosità, la loro rabbia e la loro
crudeltà nel combattimento, i soldati furono decimati,
Ghgar prese un
superstite, e gli chiese il perché di tutto questo… ma non aspettò la risposta,
uccise l’uomo, e disse agli altri di fare altrettanto con gli ultimi
sopravvissuti.
Una guerra… stava appena per iniziare.
sabato 22 dicembre 2012
"Sono al mio
posto, come sempre."
C'è nebbia,
di colore bianco
nascosto, come polvere all'aria,
e io sono qui,
al mio posto,
come sempre,
dall'alba dei giorni,
alle porte della città d'oro.
Ho il
presentimento che appartiene al guardiano,
quello di dover
suonare il gjallarhorn,
per l'ultima
volta, annunciando la fine,
per primo,
primo attore di
pagine scritte,
sono al mio
posto.
E' una nebbia che
non ha faccia dei soliti giorni,
cresce, per
nascondere l'inganno,
ogni attimo rubato
alla mia pur penetrante vista,
è un momento in
meno,
sottratto agli
ultimi sospiri.
Come al gatto,
cui han rubato il rumore dei passi,
o il respiro
assente nei pesci, questa nebbia avanza,
verso la città
splendente.
E' questa la
battaglia!
quella per cui,
guerrieri come me, come i miei fratelli,
hanno visto i
nove mondi,
attraverso i
propri occhi, e al contatto della pelle.
Il cuore mi si
spacca, ho nel fiato il primo suono della guerra,
comincerà da quel
momento,
comincerà da
adesso.
Gjallarhorn suona!
il suo alito d'allarme,
disperde ogni dubbio,
nella nebbia si trasformano
mostri e giganti,
una distesa
immensa, immonda.
L'unico intento è
distruggere, ogni cosa,
che sia stata
creata, ogni cosa, che io possa amare.
Ho ascoltato il
nascere del primo suono,
flebile, come
niente vi possa assomigliare,
sento crescere
perfino l'erba, che al confronto,
è come l'esplodere
di un vulcano ardente,
mi accorgo
dell'ammantarsi di ogni gregge, della propria lana,
ed al paragone,
fa sembrare quel soffice arricciarsi,
come mille cascate
infuriate.
Ma con tutta la
sua sottigliezza, quel primo suono,
ha avuto lo
stesso fragore della luce che disperde il buio,
improvvisa.
Fin da
quell'istante conosco il momento dell'ultimo gjallarhorn.
Ed è adesso.
Venite avanti,
demoni d'inganno!
Ho la mia spada
in pugno, e questo è quanto basta!
giovedì 20 dicembre 2012
Inizio, questa saga fantasy, ideata anni fa, dapprima come progetto per un libro, poi come storyboard, per dungeons abd dragons, per cui, probabilmente, viste anche le aggiunte recenti, ed anche nuove che ho intenzione di fare... chissà cosa ne verrà fuori...
Inizio a mo' di gioco di ruolo, ma anche di prefazione, con l'ambientazione del tutto:
Ghgar.
ambientazione iniziale:
Il mondo in cui si svolge la storia del mezzorco in questione,
è popolato come nelle più classiche saghe fantasy, da varie razze di popoli.
Gli umani però non sono guerrieri o di ambientazione stile storico medievale, se non in minima parte,
ma hanno sviluppato proprio la tecnologia, come caratteristica distintiva e principale.
Una tecnologia che si basa su fonti illimitate di energia, ben protette e nascoste alle popolazioni della terra.
Leggenda vuole che esse non siano altro che le ultime anime di drago, chiamate dalla credenza popolare,
lacrime di drago, in quanto rappresenterebbero anche la loro ultima testimonianza di esistenza.
(naturalmente ogni credenza popolare o leggenda andrà a "verificarsi" nel corso della storia)
Altro aspetto caratteristico della società dei popoli uniti, è che la magia è prerogativa di ordini religiosi ben distinti e determinati,
mentre per altre situazioni, alla stessa stregua del poter portare armi, occorre possedere il visto beneplacito dell'ordine religioso,
attraverso il suo organo giudiziario. Insomma esiste un registro vero e proprio dei praticanti di magia, riconosciuti a livello giuridico.
Non c'è un re. Ma una repubblica. Per cui un presidente, anzi un gruppo di presidenti, il consiglio Primo.
La repubblica è costituita poi, da vari organi reggenti e amministrativi.
Ogni popolo può eleggere i propri rappresentanti, nella misura e nella percentuale di popolazione rappresentata.
Naturalmente all'interno di ogni stesso popolo, restano sovrane tradizioni usanze e gerarchie.
Gli umani, i più numerosi, oltre ad eleggere gran parte del consiglio generale, conta della presenza di due famiglie leggendarie,
direttamente legate alla leggenda dei draghi, e ai meriti passati sui campi di battaglia, per la riunificazione dei popoli. Uno per ognuna di queste famiglie è membro del consiglio primo, assieme ai più votati tra gli umani, del consiglio generale, solitamente altri sette.
La riunificazione dei popoli, è stata una sanguinosa guerra durata anni, che ha portato popoli così diversi tra loro,
a trovare finalmente equilibrio in una convivenza ormai duratura.
Le famiglie eroiche sono quella dei Jeitarran e degli Eriado.
Inoltre, sempre molta importanza ha la tradizione dei profeti umani,
che sono della dinastia dei Torriens. Ma i sacerdoti, o profeti, non assolvono questioni di natura politica
e non possono essere eletti come membri del consiglio.
Dopo gli umani ci sono i guerrieri nani, classico stile fantasy, grandi artigiani e costruttori,
ordinati nella loro società con tanto di famiglie reali e via dicendo.
Ad essi compete una buona partecipazione al consiglio generale, ed essendo più longevi degli umani,
i re ed i nobili designati, restano in carica per più tempo.
Non vale però per il Consiglio primo, dove ogni sei anni, si deve per forza rinnovare l'elezione, in ogni caso, ai Nani, dentro al consiglio primo, spettano 5 membri(a volte sei), e solitamente sono sempre il re, e i rappresentanti delle famiglie più nobili.
Una razza in netta minoranza, dopo la decimazione del loro popolo, durante la guerra,
anche per colpa del rinnegato stregone Haihmajel, morto, scomparso, chissà cosa, alla fine della guerra,
è quella degli elfi. Che però mantengono grande rilevanza nell'ordine sacerdotale,
grazie al ruolo dei cantori, prerogativa esclusiva elfica,
che conferisce loro la capacità di motivare al meglio popolo e milizie.
In ogni caso agli Elfi è consentito avere anche un membro del primo consiglio(al massimo due), e diversamente dagli umani,
esso/essi possono tranquillamente essere anche cantori religiosi.
Gli altri eletti umani, sono per lo più studiosi, bravi amministratori e politici,
e rappresentanti eroici di diverse città, per cui, per lo più militari.
Altre razze, tipo goblin e orchi, e diverse mezze specie, non vengono considerate allo stesso livello delle tre reggenti ed evolute.
Anche se gli orchi, hanno i loro territori, grazie ad un beneplacito lasciato loro dai Nani, per via della grande importanza numerica,
che essi hanno dato agli eserciti dei nani stessi, durante la famosa guerra in questione.
Gli orchi però, per natura incotrollabili e violenti, vengono costantemente tenuti sotto controllo, e non mancano mai scontri con loro.
Da questa situazione iniziale, nasce l'avvento-avventura di Ghgar.
mercoledì 19 dicembre 2012
"Le mie
idee"
(testo canzone)
Le mie
idee, sono mie, perché valgono,
proprio come le tue che difendi,
non esiste
ragione, è un abbaglio,
i miei punti di
vista diversi dai tuoi.
Quale che sia tra
noi, sa sbagliare,
se c’è un dio che
ci ha dato ogni limite,
puoi discutere
fino all’eternità,
l’universo è più
grande, non ci arriverai.
Ma se vuoi dire
la tua idea, io lotterò insieme a te,
basta capire
chiunque sia, ha la sua mente e ragiona comunque.
Percepisci
attraverso i tuoi sensi,
il reale al soggetto
di ognuno di noi,
relativo è il
concetto scoperto,
infinite, possibili le verità.
Ma se vuoi dire
la tua idea, io lotterò per te,
anche se parli
diverso, lo terrò sempre presente, per crescere.
Non nascondere il
dubbio che hai dentro di te,
cercane altri se
senti che scompare,
non sentirti più
forte di quello che sei,
riconosci i tuoi
limiti e vivi.
La ragione è più
forte, è anche vero ma,
chi riesce a
capire da quale parte sta,
c’è chi vuole che
si trovi in mezzo,
ma considera
tutte le strade,
ma considera tutti i pensieri,
ma considera
qualsiasi dubbio,
ma considera tutte le menti esistenti,
ma considera…
Ma se vuoi dire
la tua idea, io lotterò al tuo fianco,
prova a pensare
al contrario,
forse è soltanto una via per conoscere,
ma
considera.
martedì 18 dicembre 2012
Aprite il cuore alla Fantasia
Comincio subito con una poesia, quella appena inserita, che è una di quelle più apprezzate da chi legge quello che scrivo.
Da adesso, semplicemente, scriverò tutto quello che mi viene in mente, che ho già scritto in passato, tra testi di canzoni, poesie, racconti e storie e fesserie varie :)
Sempre e solo pura fantasia... perché bisogna che facciate questo:
Da adesso, semplicemente, scriverò tutto quello che mi viene in mente, che ho già scritto in passato, tra testi di canzoni, poesie, racconti e storie e fesserie varie :)
Sempre e solo pura fantasia... perché bisogna che facciate questo:
"Aprite il
cuore alla fantasia"
Aprite il
cuore alla fantasia.
Si davvero, lasciatela
fluire in voi, dentro,
lasciate che vi
tocchi, modellatela al vostro corpo,
nominatela col
nome che vorreste per la vostra identità,
datele
significato, respiratene l’essenza, immergetevene,
fatele descrivere
le strade, gli incroci del conoscere,
del vivere,
fatevi nutrire dai
disegni che cattura per voi,
a nascere mille
volte ancora, resterete ad osservarvi,
ogni attimo è,
per essere se stesso,
e scopritevi a
conoscervi, davvero.
Liberatela,
credetemi, niente
sarà mai lo stesso.
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